LE AFFINITA’ ELETTIVE

Reso celebre dal romanzo di Johann Wolfgang von Goethe,   il termine “affinità elettive” qualifica una rara e spontanea armonia che si stabilisce tra due soggetti, simile all’attrazione tra elementi chimici. È un legame che non esclude la sfera fisica, ma la supera per basarsi principalmente su una totale sintonia di idee, gusti, interessi, modi di pensare e d’agire, frutto di una empatia istintiva e profonda che può esprimersi a livello conscio, ma anche inconscio.

Trasferito dal piano individuale a quello della politica internazionale, tale concetto definisce perfettamente il rapporto esistente tra gli Stati Uniti d’America e Israele, o meglio, per rispettare l’ordine gerarchico, tra Israele e gli Stati Uniti d’America.

Ma, per comprendere correttamente il fenomeno, è necessario riavvolgere il nastro e partire dal principio.

Per una di quelle  malvagie burle che non di rado il Fato si diverte a tessere, il primo consistente gruppo di europei non facente parte di spedizioni governative o militari che arrivò nel Nord America fu quello composto da poco più di 100 individui di nazionalità inglese e di religione puritana, sbarcati dalla Mayflower il 21 novembre 1620 in quello che è oggi il Massachusetts. La nave era partita dall’Inghilterra  due mesi e mezzo prima e a quei tempi la traversata del Nord Atlantico non era uno scherzo: avrebbe potuto facilmente incappare in una violentissima tempesta e colare a picco, ma Nettuno si rifiutò di ingoiare quella feccia e se la tolse dai piedi, permettendole di raggiungere la terraferma.

Aiutati e rifocillati dai nativi, i “Padri Pellegrini”, via via aumentati di numero, fondarono le prime colonie, si diedero al mercantilismo sfrenato, praticarono la schiavitù (la “Casa Bianca” e il “Campidoglio” furono costruiti con l’uso di schiavi) e nel contempo, in segno di gratitudine, annientarono e depredarono delle loro terre quegli stessi nativi che li avevano amichevolmente accolti, perché (dissero) essi erano selvaggi e non credevano nella “Legge del Signore”.

La Storia narra che in ogni epoca e in ogni luogo si sono formate comunità religiose più o meno effimere di pazzi furiosi, fanatici assertori delle dottrine più strane e delle idee più strampalate, pericolose per loro stessi e per gli altri: i Puritani costituivano appunto una di quelle comunità e se in Inghilterra avevano incontrato ostacoli insormontabili  alla loro affermazione, nel Nuovo Mondo trovarono campo libero.

Senza entrare nel dettaglio della loro dottrina, che affondava le sue radici nell’Antico Testamento, qui basta accennare al fatto che i puritani, specialmente quelli emigrati in America, che erano tra i più fanatici, si immedesimavano letteralmente nel popolo d’Israele [ebrei di complemento, come se non bastassero quelli in servizio permanente effettivo]: la fuga dall’Inghilterra era vista come un moderno “Esodo” verso la “Terra Promessa” e il “Patto” con Dio era in tutto simile a quello che lega gli ebrei al loro idolo: obbedienza assoluta alle leggi divine (ovviamente inventate di sana pianta da loro stessi) in cambio della protezione e della elevazione a “popolo eletto”, destinato a “civilizzare” il mondo mediante il dominio su tutte le altre nazioni e tutti gli altri popoli, che sarebbero stati loro servitori e solo in tale veste avrebbero potuto sopravvivere.

Il puritanesimo, almeno nella versione originale, è fortunatamente  scomparso da molto tempo, ma l’impronta impressa sin dall’alba della sua storia al Nuovo Mondo dai “Padri Pellegrini”, consapevolmente o no, ha sempre caratterizzato ciò che sta alla base del modo di pensare e d’agire di gran parte degli abitanti del Nord America, che tuttora, a spese dei poveri tacchini, festeggiano in pompa magna la ricorrenza dello sbarco dalla Mayflower con il “Giorno del Ringraziamento”.

E, al di là del credito che ciascuno può dare o non dare alle fandonie narrate nelle “sacre scritture”, è la suggestione di appartenere al “popolo eletto” e di essere strumenti di Dio che è rimasta indelebile nel subconscio di gran parte degli americani, anche perché costituisce l’unico collante di una popolazione composta da individui delle più svariate razze, che hanno alle spalle, come Storia nazionale, solo un breve periodo di violenza e soprusi, durante il quale la legge veniva fatta osservare (quando veniva fatta osservare) violando la legge, da sceriffi e sbirri che come distintivo esibivano una stella generalmente a sei punte. Lo vediamo ancora oggi con i poliziotti pistoleros, i quali, nell’accingersi a fermare qualcuno per un normale controllo, per prima cosa mettono la mano sul calcio della pistola e sparano per uccidere al minimo gesto sospetto, che poi magari risulta essere stato del tutto innocente.

E’ ovvio quindi che in un contesto del genere gli ebrei abbiano trovato, assai più che altrove, l’ambiente ideale per la loro infiltrazione. E, come narra la Storia, gli ebrei non si infiltrano in una terra altrui per coltivare pomodori e fagiolini, ma unicamente per assumerne il controllo, spalancandone nel contempo le porte alla loro propaggine: la massoneria [massoni, oltreché intrallazzatori, spregiudicati affaristi, profittatori e schiavisti furono i tre “nobili”padri fondatori degli Stati Uniti d’America: George Washington, Robert Morris (che fu anche negrerio: con le sue due navi faceva prelevare dalla Costa d’Oro schiavi che rivendeva in America) e Haym Salomon (ebreo), oltre a molti altri presidenti, tra cui quello che probabilmente fu il più farabutto di tutti: Franklin Delano Roosevelt]. Inoltre, sfruttando la ricchezza e le opportunità che il territorio offriva, hanno potuto moltiplicare le già immense fortune accumulate in Europa con l’usura. L’immigrazione ebraica è iniziata nel 1654 con l’insediamento a quella che allora era Nuova Amsterdam  (poi rinominata Nuova York) di 27 giudei espulsi dal Brasile e si è costantemente ampliata fino ad esplodere attorno al 1850 con l’arrivo degli ebrei ”tedeschi”,  completando l’acquisizione del controllo pressoché totale della finanza e dell’economia americana e conseguentemente della politica statunitense.

Non è quindi un caso che gli Stati Uniti d’America siano diventati la culla della “democrazia”, un regime politico tirannico che cela il volto di chi detiene il vero potere dietro una maschera che lo fa apparire l’opposto: libertà, giustizia, diritti, ecc. ecc. sono solo slogan (validi solo fino ad un certo punto, per parafrasare l’ineffabile ministro degli esteri in carica), per infinocchiare le masse, le quali in tal modo credono di avere, attraverso il voto, un peso decisivo nella scelta del governo, mentre è vero il contrario: chiunque venga eletto amministra formalmente lo Stato, ma nella sostanza dipende totalmente da chi detiene il potere nell’ombra, al quale le elezioni nulla tolgono e nulla aggiungono; e che, ad ogni buon conto, possiede i mezzi per manipolare il popolo e “orientarlo” nella direzione da esso voluta, fabbricando letteralmente quella che viene chiamata “opinione pubblica” mediante l’uso smodato di menzogne, ipocrisie e falsità, utilizzate fin dalle origini: basti accennare che il terzo presidente statunitense, Thomas Jefferson, il quale così commentò la Dichiarazione d’Indipendenza nel 1776: “Noi crediamo….che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono stati dotati dal Creatore di certi diritti inalienabili; che tra questi diritti vi sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità”, era in realtà uno schiavista: commerciava in schiavi e nell’arco della sua vita ne ha posseduti più di 600. Si potrebbe pertanto definire tale “democrazia” il regime che fa apparire ciò che non è e non fa apparire ciò che è. Anche se poi si può valutare il gradimento popolare di cui gode un capo di uno Stato “democratico” e quello di un capo di uno Stato “totalitario”, confrontando le due foto sottostanti:

Appartenere ad una comunità che viene sistematicamente ingannata da coloro che dovrebbero operare nel suo esclusivo interesse ed invece operano nel loro, è molto triste; ma oggi è così: la chiamano “democrazia” e i più ci credono. E, come strumento di dominio, è anche un ottimo prodotto da esportazione: imposta ai popoli da assoggettare, crea in essi frammentazione ed evita che si compattino per ribellarsi.

Ed è così che, con governi a trazione ebraica e molti, molti presidenti massoni, il popolo americano, il quale per la quasi totalità era nettamente contrario ad esserne coinvolto, è stato proiettato nelle due guerre mondiali del secolo scorso e convinto, per giunta, di partecipare ad una crociata per la libertà fino al punto di giustificare i più efferati crimini, peraltro poi addossati dalla propaganda alla parte perdente.

Ed è così che, con governi a trazione ebraica e molti, molti presidenti massoni, gli Stati Uniti d’America, che in base alle loro leggi fondamentali dovrebbero combattere solo per difendere la loro sicurezza nazionale, senza essere mai stati minacciati da alcuno hanno preso parte ad oltre 500 conflitti e scontri armati, rimanendo in stato di guerra per ben 210 dei 230 anni della loro esistenza. Il tutto sempre mascherato dai soliti ipocriti slogan: democrazia, libertà, diritti umani, pace, difesa della civiltà, ecc. ecc., con i quali hanno annebbiato il cervello ai popoli di tutto il mondo, spianando la strada alle loro conquiste.

La tecnica per le loro aggressioni è rimasta fino ad oggi sempre la stessa, con le poche varianti necessarie per adeguarla al tempo e al luogo: un casus belli da essi stessi fabbricato ed attribuito all’aggredito, oppure un intervento “umanitario” col pretesto di proteggere infime minoranze e con lo scopo di rovesciare un governo legittimo per prendere il controllo di un territorio ed impadronirsi delle sue risorse. La vediamo tuttora in atto da parte dell’attuale inquilino della Casa Bianca, protocandidato al “Nobel per la Pace” (!), il quale tratta con tutti gli altri soggetti internazionali facendo esclusivo uso di ricatti, minacce e spedizioni militari.

Il seguente elenco dei conflitti e degli scontri armati a cui hanno preso parte gli Stati Uniti d’America forse non è completo, ma è più che sufficiente per dare un’idea abbastanza precisa della loro aggressività congenita e della loro pericolosità per gli altri popoli della Terra:

  • 1775-1783: guerra per l’indipendenza;
  • 1775-1890: “guerre indiane”, ovvero sterminio della popolazione autoctona;
  • 1801-1805 e 1815: “guerre barbaresche” in Mediterraneo;
  • 1812-1815: guerra contro la Gran Bretagna;
  • 1832: intervento a Sumatra;
  • 1833: intervento in Argentina;
  • 1835-1836: intervento in Perù;
  • 1836: intervento in Messico;
  • 1838: nuovo intervento a Sumatra;
  • 1840: intervento nelle Isole Fiji;
  • 1842: intervento nelle Isole Samoa;
  • 1843: intervento in Cina;
  • 1843: intervento in Costa d’Avorio;
  • 1846-1848: guerra contro il Messico, al termine della quale il Messico fu depredato del 50% del suo territorio;
  • 1852: intervento in Argentina;
  • 1853-1854: intervento in Giappone;
  • 1855: intervento in Cina;
  • 1855: nuovo intervento nelle Isole Fiji;
  • 1855: intervento in Uruguay;
  • 1856: intervento a Panama;
  • 1856: nuovo intervento in Cina;
  • 1857: intervento in Nicaragua;
  • 1858: nuovo intervento in Uruguay;
  • 1858: nuovo intervento nelle Isole Fiji;
  • 1858-1859: intervento in Turchia;
  • 1859: intervento in Paraguay;
  • 1859: intervento in Cina;
  • 1860: intervento in Angola;
  • 1860: intervento in Colombia;
  • 1861-1865: guerra civile;
  • 1863-1864: tre interventi in Giappone;
  • 1865: intervento a Panama;
  • 1866: intervento in Messico;
  • 1866: intervento in Cina;
  • 1867: intervento nell’isola di Formosa;
  • 1868: intervento in Giappone;
  • 1868: intervento in Uruguay;
  • 1868: intervento in Colombia;
  • 1870: intervento in Messico;
  • 1870: intervento nelle Isole Hawaii;
  • 1871: intervento in Corea;
  • 1873: intervento in Colombia;
  • 1873-1896: incursioni in Messico;
  • 1874: intervento nelle Isole Hawaii;
  • 1882: intervento in Egitto;
  • 1885: intervento a Panama;
  • 1887-1889: invasione e occupazione delle Isole Samoa;
  • 1888: intervento in Corea;
  • 1888: intervento ad Haiti;
  • 1889: intervento nelle Isole Hawaii;
  • 1890: intervento in Argentina;
  • 1891: intervento ad Haiti;
  • 1891: intervento in Cile;
  • 1893: invasione e annessione (completata nel 1898) delle Isole Hawaii;
  • 1894; intervento in Brasile;
  • 1894: intervento in Nicaragua;
  • 1894-1896: intervento in Corea;
  • 1894-1895: interventi in Cina;
  • 1895: intervento a Panama;
  • 1895: intervento in Colombia;
  • 1896-1898: interventi in Nicaragua;
  • 1898: guerra contro la Spagna e conseguente conquista della Filippine, di Guam, di Cuba e Portorico;
  • 1898-1899: intervento in Cina;
  • 1898-1899: nuovo intervento nelle Isole Samoa;
  • 1898-1901: intervento in Cina;
  • 1899: intervento in Nicaragua;
  • 1899: intervento nelle Isole Samoa;
  • 1899-1902: repressione della rivolta nelle Filippine;
  • 1900: intervento in Cina;
  • 1901-1902: interventi in Colombia e Panama;
  • 1903: intervento in Honduras;
  • 1903: intervento nella Repubblica Dominicana;
  • 1903-1914: intervento a Panama, che venne separata dalla Colombia;
  • 1903: intervento in Siria;
  • 1904: intervento nella Repubblica Dominicana;
  • 1904-1905: interventi in Corea;
  • 1904: intervento in Marocco;
  • 1906-1909: interventi a Cuba;
  • 1909-1933: “guerre delle banane” , ovvero interventi e operazioni militari in Honduras, Nicaragua, Messico, Haiti e Repubblica Dominicana, spesso rovesciando i governi locali;
  • 1910: intervento in Nicaragua;
  • 1911: intervento in Cina;
  • 1911-1912: interventi in Honduras;
  • 1912: intervento a Cuba;
  • 1912: intervento in Cina;
  • 1912: intervento in Turchia;
  • 1912-1925: interventi in Nicaragua;
  • 1912-1941: interventi in Cina;
  • 1913: intervento in Messico;
  • 1914: intervento ad Haiti;
  • 1914: intervento nella Repubblica Dominicana;
  • 1914-1917: interventi in Messico e occupazione di Vera Cruz;
  • 1915-1934: interventi ad Haiti;
  • 1915-1924: interventi nella Repubblica Dominicana;
  • 1917-1918: prima guerra mondiale;
  • 1917-1922: interventi a Cuba e instaurazione del protettorato sull’isola;
  • 1918-1919: interventi in Messico;
  • 1918-1920: interventi a Panama;
  • 1918-1920: intervento in Russia;
  • 1919: intervento in Honduras;
  • 1919: intervento in Turchia;
  • 1920: intervento in Cina;
  • 1920: intervento in Guatemala;
  • 1920-1922: intervento in Siberia;
  • 1921: intervento tra Panama e Costarica;
  • 1922: intervento in Turchia;
  • 1922-1927: cinque sbarchi in Cina;
  • 1924-1925: interventi in Honduras;
  • 1925: intervento a Panama;
  • 1926-1933: invasione del Nicaragua;
  • 1932: intervento in Cina;
  • 1932: intervento a El Salvador;
  • 1933: intervento a Cuba;
  • 1934: intervento in Cina;
  • 1940: invasione delle isole del Caribe;
  • 1941: occupazione della Groenlandia;
  • 1941: occupazione della Guaiana olandese;
  • 1941: occupazione dell’Islanda;
  • 1941: attacchi della Marina contro i sommergibili dell’Asse in Atlantico;
  • 1941: intervento a Panama per sostenere il colpo di Stato;
  • 1941-1945: seconda guerra mondiale;
  • 1945-1946: intervento in Cina;
  • 1945-1950: intervento in Corea;
  • 1946: bombardamento dell’Uruguay;
  • 1946: intervento nelle Filippine;
  • 1946-1949: intervento in Cina;
  • 1946-1949: intervento in Grecia;
  • 1949: intervento mascherato (CIA) in Siria;
  • 1946-1950: intervento nelle Filippine;
  • 1950-1953: guerra di Corea;
  • 1950: intervento a Portorico;
  • 1952: intervento mascherato (CIA) in Egitto;
  • 1953: intervento mascherato in Iran e colpo di Stato;
  • 1954: intervento mascherato (CIA) in Guatemala;
  • 1955-1960: intervento nel Laos;
  • 1956-1957: intervento mascherato (CIA) in Siria;
  • 1956-1975: guerra del Vietnam;
  • 1957-1959: intervento mascherato (CIA) in Indonesia;
  • 1958: intervento in Libano;
  • 1959: intervento a Cuba;
  • 1960: intervento nel Laos;
  • 1960-1961: intervento mascherato (CIA) a Cuba e nella Repubblica Dominicana;
  • 1960-1965: intervento mascherato (CIA) in Congo;
  • 1961-1964: intervento mascherato (CIA) in Brasile;
  • 1963: colpo di Stato in Vietnam;
  • 1964: intervento nel Laos;
  • 1964: intervento nella Guaiana britannica;
  • 1965: intervento in Perù;
  • 1965-1966: invasione della Repubblica Dominicana;
  • 1965-1967: colpo di Stato in Indonesia;
  • 1967: colpo di Stato in Grecia;
  • 1969-1970: intervento in Cambogia;
  • 1971: intervento mascherato (CIA) in Bolivia;
  • 1972-1975: fallito colpo di Stato in Iraq;
  • 1973: colpo di Stato in Cile;
  • 1976: intervento in Argentina;
  • 1980-1985: intervento mascherato (CIA) in Polonia;
  • 1980-1983: intervento mascherato (CIA) a El Salvador;
  • 1981 e 1986: guerra con la Libia;
  • 1982-1984: intervento in Libano;
  • 1982-1989: intervento mascherato (CIA) in Nicaragua;
  • 1983: intervento a Grenada;
  • 1989-1990: invasione di Panama e colpo di Stato;
  • 1989: intervento nelle Filippine;
  • 1991: intervento in Kuwait;
  • 1991: intervento mascherato (CIA) ad Haiti;
  • 1991: guerra contro l’Iraq;
  • 1992-1994: intervento in Somalia;
  • 1994-1995: intervento in Bosnia;
  • 1994: occupazione di Haiti;
  • 1994-2000: campagna con azioni dinamitarde contro l’Iraq;
  • 1997: intervento mascherato (CIA) in Indonesia;
  • 1997: intervento in Liberia;
  • 1997: intervento in Albania;
  • 1998: intervento in Afghanistan;
  • 1998: intervento in Sudan;
  • 1999: intervento in Kosovo;
  • 2000: intervento in Jugoslavia;
  • 2001: intervento in Afghanistan;
  • 2001: intervento in Macedonia;
  • 2002: intervento nello Yemen;
  • 2003-2011: invasione dell’Iraq;
  • 2004: intervento ad Haiti;
  • 2005-2026: destabilizzazione della Siria;
  • 2006-2009: nuovo intervento in Somalia;
  • 2009: intervento in Honduras;
  • 2011: intervento in Siria;
  • 2011: guerra contro la Libia;
  • 2011: intervento in Uganda;
  • 2013: colpo di Stato in Ucraina;
  • 2014: guerra contro l’Isis;
  • 2015-2026: intervento mascherato (CIA) in Yemen;
  • 2015-2025: operazioni sovversive (CIA) in Venezuela;
  • 2016: intervento in Brasile;
  • 2019: intervento in Bolivia;
  • 2020: intervento in Guaiana;
  • 2020: intervento in Afghanistan;
  • 2022-2026: operazioni sovversive (CIA) in Iran;
  • 2024: intervento in Siria;
  • 2025: bombardamento dell’Iran;
  • 2026: intervento in Venezuela;
  • 2026: guerra contro l’Iran.

Attualmente gli Stati Uniti impiegano all’estero più di 250.000 militari e detengono oltre 750 basi sparse per il mondo, di cui la metà equamente distribuita (guarda caso!) tra Giappone, Germania e Italia; la loro amministrazione ha in agenda attacchi contro Colombia, Panama, Messico, Cuba, Groenlandia e ritiene appetibile anche il Canada.

E’ del tutto ovvio, pertanto, che con la nascita dello Stato di Israele gli Stati Uniti abbiano trovato l’”anima gemella”, o meglio ancora, una sorta di alter ego.

Entrambi si sono eretti su territori non loro, entrambi di sono estesi con l’infiltrazione di “coloni” in tali territori, entrambi si sono sviluppati massacrando con indifferenza i popoli ai quali appartenevano quei territori, entrambi si fanno beffe del diritto internazionale violando sistematicamente la sovranità degli altri Stati, entrambi calpestano il diritto bellico trattando con sadismo i nemici sconfitti, entrambi praticano la pirateria in mare, entrambi giustificano i propri crimini con pretesti e menzogne senza curarsi del fatto che essi appaiano palesemente falsi, entrambi fanno uso di arroganza, ricatti, minacce, tracotanza e aggressività nei rapporti con gli altri soggetti internazionali. In più sono complementari: per gli Stati Uniti d’America è indispensabile il sostegno finanziario che assicura a loro Israele, Israele ha assoluta necessità del sostegno militare che gli forniscono gli Stati Uniti d’America.

Se poi qualcuno nutrisse qualche dubbio su quanto detto finora, il chiarimento arriva da fonti primarie:

  • Theodore Roosevelt (presidente degli Stati Uniti d’America dal 1901 al 1909, massone e imperialista) in una lettera inviata il 30 novembre 1904 a Jakob Schift, banchiere ebreo, dirigente del B’nai B’rith: “La celebrazione del duecentocinquantesimo anniversario degli ebrei negli Stati Uniti sottolinea opportunamente una serie di fatti storici d’importanza non solo nazionale. Anche nel nostro periodo coloniale gli ebrei hanno partecipato alla costruzione di questo paese, hanno acquisito la cittadinanza ed hanno preso parte attiva allo sviluppo del commercio estero e nazionale. Durante il periodo rivoluzionario hanno aiutato la causa della libertà servendo nell’esercito continentale e con contributi sostanziali al tesoro vuoto della neonata repubblica (…). Sono lieto di poter dire, rivolgendomi a voi in questa occasione, che mentre gli ebrei degli Stati Uniti, che ora sono più di un milione, sono rimasti fedeli alla loro fede e alle loro tradizioni razziali, sono diventati indissolubilmente parte del grande esercito della cittadinanza americana, pronti a fare tutti i sacrifici per il paese, sia in guerra che in pace, e impegnati nella perpetuazione del buon governo e nel mantenimento dei principi della nostra costituzione”.
  • Moses Jakob Ezekiel (scultore ebreo, membro del B’nai B’rith) in una lettera inviata a Joseph Krauskopf (segretario della Jewish Publication Society of America): “Dicendo l’oggetto e la missione di Israele sono la pace io sono ben lungi dal credere che noi [ebrei], come popolo, non abbiamo davanti a noi una grande battaglia morale e, in ultima analisi, una battaglia materiale,  prima dell’alba di quel giorno immenso in cui di fatto Israele governerà il mondo e il nome di Dio sarà riconosciuto dalle altre nazioni come l’unico Dio. Abbiamo avuto un passato glorioso e abbiamo in serbo un futuro tale che nessun altro popolo ha il diritto di aspettarsi”. (1)  

Insieme, quindi, hanno di fatto creato un impero, che può definirsi giudaico-massonico-plutocratico americano, o più semplicemente l’impero del crimine e della menzogna, e costituisce una minaccia permanente per tutti gli altri popoli.

Durerà tale impero?

Fino ad un certo punto (sempre per parafrasare l’ineffabile ministro degli esteri in carica), ovvero fino a quando gli altri, stanchi delle sue prevaricazioni, si alleeranno tutti contro di esso e ciò determinerà la sua fine: il territorio degli Stati Uniti d’America non è più invulnerabile come era fino a non molto tempo fa, ancor meno lo è quello di Israele.

Rassicurante, poi, è uno sguardo alla Storia: nell’arco di millenni si sono costituiti molti potentissimi imperi, ma prima o poi tutti sono crollati, perciò prima o poi crollerà certamente anche il loro e sarà un crollo che farà molto rumore. Quando ciò accadrà, sarà anche divertente assistere alla metamorfosi dei suoi viscidi servi, che si trasformeranno di colpo nei suoi più acerrimi nemici.

Giuliano Scarpellini

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(1)  cfr. Gian Pio Mattogno “Le origini giudeo-massoniche e plutocratiche dell’imperialismo americano”, ed. Thule Italia”, Roma 2026, pagg. 102-104.

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Articolo aggiornato e ampliato il 09.03.2026

 

 

 

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