Abbiamo vinto. Quasi. Comunque vinceremo. Tra una settimana. Forse due. In ogni caso possiamo andare avanti anche quattro settimane e oltre. L’Iran era una minaccia per l’America, chi non ci crede sarà multato con i dazi. In Iran non c’è più niente da bombardare. Domani effettueremo un bombardamento assai più massiccio di quelli fatti finora. Le truppe di terra sono perfettamente inutili. Ho inviato 5.000 marines, anzi 2.000, no 5.000, e invece non li mando. Lo Stretto di Hormuz è libero e transitabile, la nostra Marina lo ha ripulito, ma qualcuno si decida ad inviare unità navali per la scorta delle petroliere i cui equipaggi non hanno i coglioni per farsi due risate se la loro nave salta in aria; chi non lo farà avrà sette anni di disgrazia. Perché la NATO e la Cina non ci danno una mano? Comunque non ne abbiamo bisogno, possediamo il più potente esercito del mondo, che è riuscito persino a dilaniare ed incenerire circa 200 bambine con appena un paio di missili di precisione. Siamo forti! Baila Macarena, ¡Eh, Macarena! (¡ay!).
Se a pronunciare tali frasi sconnesse fosse una persona qualsiasi, si potrebbe facilmente risolvere la questione sottoponendo tale persona a un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio). Ma se a pronunciarle è il presidente degli Stati Uniti d’America, allora chiunque dovrebbe preoccuparsi seriamente. Pur senza trascurare il fatto che l’aggressione all’Iran e la recita nella parte dello scemo del villaggio servono anche a far dimenticare i “file Epstein”, che dovevano deflagrare come una bomba, ma finora sono stati un petardo di carnevale e hanno incastrato – e senza fargli troppo male – solo il più fesso di tutti: l’ex principe Andrea di Windsor.
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Il 10 marzo scorso il Segretario alla Guerra statunitense, Peter Brian Hegseth (Pete per gli amici), durante una conferenza stampa che ha tenuto al Pentagono, ha recitato il salmo 144 dell’Antico Testamento (143 per gli ebrei, che evidentemente se ne sono perso uno), invocando la benedizione di Dio sulla “crociata americana” in Iran, che secondo lui è uno “scontro di civiltà” per la quale occorre convertire il servizio militare in missione divina avente lo scopo di annientare totalmente il nemico, uccidendo tutti: uomini, donne, bambini e animali, senza sconti per nessuno. “Dio lo vuole” è la frase che si è fatta tatuare sull’avambraccio, oltre ad una croce sul petto.
Tali dichiarazioni scaturiscono con evidenza da un delirio tipicamente ebraico, lui però si definisce un cristiano che sostiene incondizionatamente Israele.
Bene, se i cristiani sono tutti così diventa necessario prendere in seria considerazione la riapertura del Circo Massimo e l’importazione di un numero adeguato di leoni.
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Il “comandante” di una unità da combattimento statunitense (di cui non c’è modo di conoscere il nome, ma sembra che siano stati più di uno), arringando i propri soldati, ha dichiarato che Trump, in esecuzione di un piano divino, è stato “unto da Gesù” (Gesù in persona, si badi bene, non un suo delegato) per scatenare l’Apocalisse attaccando l’Iran e determinare così il ritorno di Cristo sulla Terra.
E qui i casi sono due: o questo “comandante” è un allucinato che ha lui il cervello unto di grasso, oppure è un ciarlatano convinto di parlare ad una massa di idioti che si bevono qualunque cosa venga loro propinata, dalla coca-cola alla cicuta e che avrebbero mille ragioni di preoccuparsi molto se mandati in combattimento agli ordini di un comandante del genere.
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Il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu (Bibi per gli amici) ha equiparato gli iraniani agli Amaleciti e ciò sottintende quelli che sono i suoi veri progetti nella guerra all’Iran. Infatti così parlò il Dio degli ebrei: «Va e attacca Amalek.… Distruggi completamente tutto ciò che hanno; non risparmiarli, ma uccidi l’uomo e la donna, il bambino e il lattante, il bue e la pecora, il cammello e l’asino» (1Sam. 15,3).
Se vi capita di incontrare per strada questo Dio, non dimenticate di apostrofarlo con la famosa frase di Fracchia/Villaggio: “Com’è buono Lei!”.
In realtà il grosso del lavoro in Iran Bibi lo lascia fare agli americani; lui partecipa solo “per la firma” e soprattutto per assassinare i dirigenti iraniani, in quanto è fortemente impegnato, oltre che a cercare di far scoppiare la terza guerra mondiale (le prime due hanno giovato enormemente alla gloria di Jehovah e, come dice il proverbio, non c’è due senza tre), a proseguire nel martirio del Libano, replica di quello di Gaza tuttora in corso, nell’indifferenza della “comunità internazionale”, la quale al massimo chiede (sic) la “de escalation” e manda qualche merendina alle vittime della sopraffazione.
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Sull’altro fronte, Volodymyr Zelensky, presidente abusivo dell’Ucraina (il suo mandato è scaduto da quasi due anni, ma lui mantiene la carica, perché – ha detto – non si possono indire elezioni in tempo di guerra; qualche referendum si, ma elezioni no), da quando è cominciato il conflitto con la Russia, mendica armi e soldi da tutte le parti; attualmente, però, sta inviando a Israele droni, che evidentemente a lui non servono, dal momento che non ha alcuna fretta di concludere la guerra.
Del resto, perché dovrebbe averne? Mentre la guerra perdura, i suoi collaboratori arrotondano i non miseri stipendi facendo la “cresta” sugli “aiuti occidentali”, lui è inamovibile, viaggia senza sosta in tutto il mondo (trotta, tratta e tira a campà, come diceva Totò in un celebre film) e non ha preoccupazioni per l’incolumità sua e dei suoi familiari: la moglie e la figlia sono al sicuro in un luogo sconosciuto del globo terrestre, mentre i genitori, che evidentemente godono di una buona pensione, poco dopo l’inizio del conflitto hanno acquisito la cittadinanza israeliana e si sono trasferiti in Israele, più precisamente a Rishpon, dove, per la modica cifra di 8 milioni di dollari, hanno acquistato una confortevole villa con un giardinetto di circa 1.000 mq., che comprende una piscina con acqua di mare, una casa di 120 mq. per i quattro ex SAS che vigilano sulla loro sicurezza con un compenso mensile di circa 3.500 euri cadauno, nonché un’autorimessa che ospita due Lexus blindate e una Mercedes Maybach in versione antiproiettile per un valore complessivo di circa 800.000 euri.
Non è quindi forse un caso che l’ex comico ebreo (ex si riferisce solo a comico, sia chiaro), ogniqualvolta si profila l’eventualità di negoziati per un accordo di pace, trovi ogni pretesto per sabotare le trattative prima ancora che comincino, sostenuto dai “volenterosi”, che si sono coalizzati chiaramente a questo scopo. Se poi la guerra grava sulle spalle degli ucraini, soldati e civili, sono evidentemente fatti loro.
Giuliano Scarpellini